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Resto al Sud e Resto al Sud 2.0: cosa è cambiato davvero e perché oggi l’incentivo funziona in modo divers

2026-01-28 16:20

ASSOCIAZIONE A.S.C.I.I. ITALIANE

Resto al Sud e Resto al Sud 2.0: cosa è cambiato davvero e perché oggi l’incentivo funziona in modo diverso

Dal Resto al Sud al 2.0: cosa è cambiato e come funziona oggi l’incentivo.

Per molto tempo, chi voleva avviare un’attività nel Mezzogiorno sapeva che c’era un punto di riferimento chiaro: Resto al Sud.
Un incentivo conosciuto, utilizzato, spesso citato come “la” soluzione per partire con un aiuto concreto.

Oggi però quel Resto al Sud non esiste più.
Lo sportello della misura originaria è stato chiuso e al suo posto è entrato in vigore Resto al Sud 2.0. Ed è proprio qui che nasce la confusione: molti continuano a cercare il vecchio incentivo, aspettandosi le stesse regole e le stesse opportunità.

In realtà, Resto al Sud 2.0 è un altro strumento, pensato per un altro contesto e per un altro tipo di percorso. Capire questa differenza è fondamentale per non impostare male il progetto fin dall’inizio.

 

Il vecchio Resto al Sud: un incentivo per fare impresa

Resto al Sud, nella sua versione originaria, nasceva con un obiettivo preciso: far nascere imprese strutturate nel Mezzogiorno.

Era rivolto a una platea ampia, anche a persone che lavoravano già, e puntava su progetti imprenditoriali veri e propri, con investimenti importanti e una prospettiva di crescita nel tempo.
Non si guardava tanto alla condizione lavorativa di partenza, quanto alla solidità dell’idea e alla capacità di sostenerla.

Anche il meccanismo di aiuto rifletteva questa impostazione: una parte del contributo era a fondo perduto, l’altra parte passava da un finanziamento bancario da restituire.
Un incentivo efficace, ma che richiedeva una certa struttura, una pianificazione finanziaria e la disponibilità ad assumersi una quota di rischio.

 

Resto al Sud 2.0: cambia il punto di partenza

Resto al Sud 2.0 nasce in un contesto completamente diverso.
Qui il punto di partenza non è più l’impresa in sé, ma la persona.

La misura è pensata per giovani tra i 18 e i 35 anni che si trovano in una condizione di disoccupazione, inattività o precarietà lavorativa. L’obiettivo non è creare subito aziende strutturate, ma offrire un’occasione concreta per iniziare, per costruire un’attività autonoma, professionale o di micro-impresa.

È un cambio di prospettiva netto:
prima si incentivava soprattutto l’impresa, oggi si incentiva il lavoro, l’autoimpiego e la possibilità di rimettersi in gioco.

Resto al Sud 2.0 accompagna chi parte da zero, aiutandolo a coprire i costi iniziali e a costruire una base su cui, eventualmente, crescere nel tempo.

 

Anche i contributi raccontano questa differenza

Le differenze tra le due misure emergono chiaramente guardando al tipo di sostegno economico.

Il vecchio Resto al Sud copriva il 100% delle spese, ma metà di queste passavano da un finanziamento bancario.
Resto al Sud 2.0, invece, punta in modo deciso su contributi a fondo perduto, voucher e percentuali elevate sugli investimenti.

Questo rende la misura:

-più accessibile

-meno rischiosa

-più adatta a chi non dispone di capitali iniziali

Non è uno strumento pensato per grandi strutture o investimenti complessi, ma per rendere possibile il primo passo, quello che spesso rappresenta l’ostacolo maggiore.

 

Cambia anche il tipo di progetto finanziabile

Un altro elemento di differenza riguarda il tipo di progetto che viene premiato.

Con il vecchio Resto al Sud, il progetto doveva “reggere” come azienda, con una struttura abbastanza completa.
Con il 2.0, invece, il progetto deve funzionare come avviamento.

Vengono favorite iniziative:

-leggere e flessibili

-con investimenti mirati su attrezzature, digitale, strumenti di lavoro

-orientate ai servizi, alle professioni, all’innovazione

È una misura che si adatta molto bene a professionisti, lavoratori autonomi e micro-imprese che vogliono entrare nel mercato in modo graduale, ma concreto.

 

Non è meglio o peggio: è uno strumento diverso

 

Il vero errore oggi è confrontare Resto al Sud e Resto al Sud 2.0 come se fossero la stessa cosa.

Il primo nasceva per costruire imprese.
Il secondo nasce per creare lavoro e autonomia professionale.

Se il progetto è coerente con questa logica, Resto al Sud 2.0 può rappresentare un’ottima opportunità: riduce i costi di avvio, limita i rischi iniziali e consente di partire con maggiore serenità.

Come spesso accade con gli incentivi pubblici, la differenza non la fa solo la misura in sé, ma come viene interpretata e utilizzata.

Capire se Resto al Sud 2.0 è lo strumento giusto, impostare correttamente il progetto, costruire un piano di spesa coerente con le regole Invitalia sono passaggi fondamentali per trasformare l’incentivo in una vera opportunità.

ASCII Italiane, da anni punto di riferimento per imprese, professionisti e consulenti, affianca chi vuole avviare una nuova attività nella lettura delle misure disponibili, nell’analisi del progetto e nella costruzione di percorsi imprenditoriali sostenibili.
Un supporto pensato non solo per accedere a un contributo, ma per partire con consapevolezza e costruire basi solide nel tempo.


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